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lunedì 29 febbraio 2016

Il WFP ripristina razioni complete ai siriani grazie al sostegno senza precedenti dei donatori

Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha annunciato oggi che i nuovi finanziamenti promessi durante la Conferenza di Londra "Supporting Syria and the Region" all'inizio di febbraio, permetteranno al WFP di ripristinare la completa assistenza alimentare ai siriani.

Con i fondi promessi, si potrà riprendere l'assistenza alimentare nella sua totalità per i rifugiati in Giordania, Libano, Iraq e Egitto da marzo fino alla fine dell'anno. I fondi permetteranno anche al WFP di fornire razioni complete alle famiglie in Siria da aprile a ottobre 2016.

La risposta senza precedenti per un impegno record di circa 675 milioni di dollari alle operazioni del WFP per la Siria aiuterà a salvare la vita delle persone più vulnerabili in Siria e nella regione. Inoltre, i fondi serviranno a sostenere maggiormente i programmi di pasti a scuola e altre attività, aiutando a ridare una speranza per un futuro migliore a milioni di persone colpite dalla crisi.

"A nome della popolazione siriana la cui esistenza è stata distrutta dal conflitto, ringraziamo i leader mondiali che si sono impegnati a Londra. Grazie alla loro generosità, possiamo fare fronte in maniera completa ai bisogni alimentari immediati di 1,8 milioni di rifugiati nella regione e di 4,5 milioni di siriani nel paese, che contano ogni giorno sull'assistenza del WFP," ha detto la Direttrice Esecutiva del WFP Ertharin Cousin.

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Nota

Incluso nei 675 milioni di dollari promessi alla Conferenza di Londra, c'è lo storico contributo della Germania di 570 milioni di euro (623 milioni di dollari) al WFP, da parte del Ministero degli Affari Esteri (GFFO) e dal Ministero per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (BMZ). Inoltre, per la risposta del WFP alla crisi siriana, il governo tedesco ha disposto 65 milioni di euro (71 milioni di dollari) per le operazioni del WFP per gli sfollati in Iraq.

Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

Visita il sito web in italiano: www.wfp.org/it, seguici su Twitter: @WFP_IT , Facebook:  World Food Programme

L'atroce guerra dei bambini


CON I PROFUGHI IN NIGERIA
WANI: DA BAMBINO SOLDATO A OPERATORE UMANITARIO
AIUTACI SUBITO

Bambini che combattono le guerre degli adulti

Sono centinaia di migliaia i bambini a cui la guerra sta rubando l'infanzia, trasmormandoli in soldati. Vengono rapiti, abusati, costretti a commettere e ad assistere a violenze indicibili. 
Non possiamo restituire l'infanzia a questi bambini, ma possiamo dar loro un futuro diverso.

>> SCOPRI COME RIDARE UN FUTURO AI BAMBINI SOLDATO
DALLA SIRIA ALLA GIORDANIA
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Contro la violenza verso le donne: INSIEME POSSIAMO FARCELA. DONA AL 45594

Oggi inizia la nuova campagna per dire Basta alla violenza contro le donne!
Con un SMS da cellulare personale o chiamando da telefono fisso il 45594 potete aiutarci restituire la voce agli oltre 6 milioni di donne che in Italia subiscono atti di violenza e darci un aiuto concreto per aiutare chi ne ha più bisogno, perché contro la violenza INSIEME POSSIAMO FARCELA!
 
L'hashtag #potreiessereio, simbolo della Campagna, rappresenta il senso profondo del messaggio che vogliamo lanciare: tutti noi dobbiamo prenderci la responsabilità di quanto sta accadendo nel nostro Paese, solo così potremo cambiarlo!
 
Aiutaci anche tu! Manda un sms, chiama e chiedi ai tuoi amici e alla tua famiglia di fare lo stesso! Ricorda 45594.

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Fatti una foto con il cartello #potreiessereio e pubblicala l'8 marzo sui tuoi profili social con questo hasthag. Puoi usare questo testo per accompagnare l'immagine:   

1 donna su 3 è vittima di violenza, ogni donna che subisce violenza  #potreiessereio. Con @WeWorldOnlus puoi dire Basta alla violenza. Dona al 45594. Insieme possiamo farcela!

Se vuoi da oggi puoi anche cambiare la tua foto profilo, semplicemente cliccando qui http://twibbon.com/support/potreiessereio# e poi impostando l'immagine come foto profilo.
 
Hanno partecipato al progetto -  #potreiessereio - firmato dal fotografo di fama internazionale Fabio Lovino: Euridice Axen, Rossella Brescia, Regina Baresi, Giulia Bevilacqua, Carolina Crescentini, Elisa di Francisca, Tosca D'Aquino,  Christiane Filangieri, Chiara Francini, Caterina Guzzanti, Lucrezia Lante della Rovere, Giulia Elettra Gorietti, Veronica Maya, Clarissa Marchese e Francesca Senette. 

Guarda il VIDEO .

A "metterci la faccia" per LA VOCE DELLE DONNE anche tanti uomini: Marco Maccarini, Antonio Cabrini e i calciatori che domenica 13 marzo scenderanno in campo per dire basta alla violenza contro le donne, grazie al sostegno che la Lega Serie A ha dato alla campagna, ormai per il terzo anno consecutivo.
 
I fondi raccolti con LA VOCE DELLE DONNE serviranno per sostenere sia il progetto SOStegno Donna, che garantisce gli sportelli dedicati alle vittime aperti tutto l'anno 24 ore su 24 nei Pronto Soccorso dei maggiori ospedali italiani, sia i Centri WeWorld per le donne attivi nei quartieri più a rischio di violenza a Palermo Napoli e presto anche a Roma.

Qui sono attive anche aree di child care per permettere alle donne-mamme di partecipare alle attività e contemporaneamente favorire uno spazio di osservazione in cui operatrici esperte possano rilevare situazioni di disagio grave, se non addirittura casi di violenza assistita e subita.

Sono spesso questi i luoghi nei quali si può ascoltare la voce delle donne, dove il silenzio viene spezzato e la violenza viene riconosciuta da chi l'ha subita.

In un anno di attività abbiamo assistito 1.000 donne vittime di violenza all'interno dei Pronto Soccorso e 600 nei centri WeWorld per le donne.

Contro la violenza: Insieme possiamo farcela. Fallo ora!

Dal 29 febbraio al 13 marzo è possibile sostenere WeWorld e donare 2 euro inviando un sms al numero solidale 45594 dai cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile e CoopVoce o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Fastweb, Vodafone e TWT. 


 

Snaidero apre a Dubai nel nuovo prestigioso Design District

Grande opening a Dubai per Snaidero, prima azienda italiana presente nel prestigioso Dubai Design District, la cittadella del design concepita in vista di Expo 2020 per attrarre i grandi marchi del lusso e del design insieme ai più grandi studi di progettazione sulle rive del Golfo Persico.

[caption id="attachment_10774" align="aligncenter" width="474"]Foto dell'evento di inaugurazione a Dubai Foto dell'evento di inaugurazione a Dubai[/caption]   Il concept del progetto ripropone lo stile Snaidero nei suoi 350 mq in modo forte e riconoscibile e offre una panoramica completa di tutta la gamma, con minuziosa cura dei dettagli, attenzione ai particolari e scelta di materiali pregiati. La vocazione all’internazionalizzazione di Snaidero non poteva ignorare uno dei paesi a più alto tasso di crescita e di vitalità come Dubai e la scelta della location è strategica. Snaidero apre infatti il proprio flagship store nel prestigioso quartiere del Design District al quale Dubai punta in vista dell’Expo 2020 e che offre ai marchi che vi si insediano un accesso privilegiato al mercato del lusso, della moda e del design d’interni. Da sempre in grado di anticipare i tempi, Snaidero è la prima azienda ad aprire il proprio flagship store all’interno del Design District, questo anche a dimostrazione del grande valore in termini di qualità e design che viene riconosciuto al Brand. Presente a Dubai da anni, Snaidero ha realizzato in questa città importanti realizzazioni contract ed è ora pronta ad aprire le porte del suo primo showroom in una delle zone che nei prossimi anni vedranno la maggior crescita. L’opening, avvenuto il 25 Febbraio, ha visto la partecipazione oltre che di Snaidero, con il suo Presidente e CEO Edi Snaidero, anche di Paolo Pininfarina, Chairman of Pininfarina e partner storico, da oltre 25 anni, ed esclusivo nel mondo delle cucine: due marchi protagonisti della storia del design industriale italiano, due imprenditori che hanno saputo guidare il passaggio dell’impresa dal mondo artigianale a quello industriale, valorizzando l’unicità del Made in Italy a livello mondiale. L’evento, che ha visto la partecipazione, oltre che del console italiano a Dubai,anche di più di 300 persone tra architetti, studi di architettura, addetti ai lavori e giornalisti, è stata l’occasione per raccontare il design Made in Italy e presentare alcuni dei prodotti che negli anni sono riusciti a diventare delle vere e proprio icone. Snaidero, che proprio quest’anno celebra il 70° anniversario, esporta le proprie cucine in tutto il mondo da oltre 50 anni in oltre 80 paesi, attraverso una rete estera di circa 280 punti vendita specializzati, puntando ad un posizionamento che gioca sul valore di un design raffinato rigorosamente Made in Italy capace di incarnare quell’immaginario di stile, qualità della vita, creatività, eleganza e gusto dell’industria italiana nel mondo. [caption id="attachment_10793" align="aligncenter" width="476"]Ola 20 (Design Pininfarina) di Snaidero Ola 20 (Design Pininfarina) di Snaidero[/caption]   “La passione per il design è l’elemento che ha unito Snaidero e Pininfarina per oltre 25 anni” afferma Paolo Pininfarina, Presidente del Gruppo. “Una partnership che ha dato vita a progetti d’avanguardia, sia dal punto di vista estetico che funzionale. Un design innovativo e iconico al tempo stesso, che siamo certi incontrerà il gusto raffinato di Dubai”. Edi Snaidero e Paolo Pininfarina hanno tenuto una conversazione sul Design Italiano, dalla tradizione ai valori, dai tratti di unicità che lo hanno reso celebre in tutto il mondo alle nuove tendenze. All’interno del flaship store Snaidero sono esposti ben sette importanti progetti della gamma Snaidero tra i quali anche Ola20 e Idea40, due recenti espressioni della lunga collaborazione tra Snaidero e Pininfarina.   Per informazioni: Snaidero Rino SpA www.snaidero.it Digital PR a cura di Blu Wom Milano www.bluwom-milano.com p.fabretti@bluwom-milano.com

Amnesty International: "Per fermare le gravi violazioni dei diritti umani, embargo sulle armi dirette in Yemen"

In occasione dell'incontro di Ginevra sul Trattato delle Nazioni Unite sul commercio di armi, Amnesty International ha ammonito che, senza un immediato embargo sulle forniture che potrebbero essere usate dalle parti in conflitto nello Yemen, le violazioni dei diritti umani, compresi crimini di guerra, che hanno dato luogo a una crisi umanitaria potranno solo peggiorare.

Tra coloro che continuano a inviare armi, all'Arabia Saudita e ai suoi alleati, che le usano nel conflitto dello Yemen, vi sono anche stati che hanno sottoscritto e ratificato il Trattato, tra cui l'Italia: si tratta di una clamorosa violazione delle sue norme, in particolare di quelle relative ai diritti umani. Forniture sono state anche deviate agli huthi e agli altri gruppi armati impegnati nei combattimenti.

"Non solo il mondo ha girato le spalle alla popolazione yemenita ma molti stati hanno persino contribuito alla sua sofferenza, inviando armi e bombe che vengono usate per uccidere e ferire illegalmente i civili e per distruggere abitazioni e infrastrutture. Tutto questo ha provocato una crisi umanitaria" - ha dichiarato Brian Wood, direttore del programma Controllo delle armi e diritti umani di Amnesty International.

"Tutti gli stati, così come le organizzazioni internazionali quali l'Unione europea e le Nazioni Unite, devono fare ciò che è in loro potere per impedire che questa terribile situazione umanitaria peggiori ancora. Il primo passo fondamentale dev'essere quello di fermare gli irresponsabili e illegali trasferimenti di armi che potrebbero essere usate nel conflitto dello Yemen" - ha aggiunto Wood.

Amnesty International ha documentato come, dall'inizio del conflitto nel marzo 2015, tutte le parti coinvolte abbiano commesso numerose gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani - tra cui possibili crimini di guerra - nella completa impunità. Sono stati uccisi quasi 3000 civili, tra cui 700 bambini. I feriti sono oltre 5600 e gli sfollati fino a due milioni e mezzo.

La necessità di un embargo sulle armi
Amnesty International sta sollecitando tutti gli stati ad assicurare che nessuna parte coinvolta nel conflitto dello Yemen riceva direttamente o indirettamente armi, munizioni, equipaggiamento o tecnologia militare che si potrebbero usare per compiere gravi violazioni dei diritti umani, fino a quando queste non cesseranno. L'embargo dovrebbe riguardare anche l'assistenza logistica e finanziaria a tali trasferimenti.

Questa richiesta è più ampia delle sanzioni attualmente in vigore. La risoluzione 2216 del Consiglio di sicurezza, adottata nell'aprile 2015, ha imposto un embargo solo sulle armi dirette agli huthi e alle milizie alleate fedeli all'ex presidente Saleh. Il 25 febbraio una risoluzione non vincolante del Parlamento europeo ha chiesto all'Unione europea d'imporre un embargo solo nei confronti dell'Arabia Saudita.

Amnesty International chiede inoltre che ogni autorizzazione al trasferimento di armi verso qualsiasi parte in conflitto nello Yemen contenga la garanzia, rigorosa e legalmente vincolante, che l'uso finale sarà in linea col diritto internazionale umanitario e col diritto internazionale dei diritti umani e che le armi trasferite non saranno usate in Yemen. Gli stati dovranno espressamente informare il Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite sui dettagli di ogni trasferimento e delle garanzie sull'uso finale.

L'organizzazione per i diritti umani non sta chiedendo un embargo totale sull'acquisto legale di armi, da parte dei paesi della coalizione guidata dall'Arabia Saudita, che siano legittimamente usate fuori dallo Yemen: ad esempio, per proteggere gli aiuti umanitari o per prendere parte a operazioni di peacekeeping.
L'embargo sollecitato da Amnesty International impedirebbe ogni trasferimento, per l'uso in Yemen, a tutte le parti coinvolte nel conflitto fino al permanere del rischio che quelle armi siano usate per compiere o facilitare crimini di guerra o altre gravi violazioni dei diritti umani.

Sulla base degli obblighi che hanno sottoscritto, gli stati parte del Trattato, compresi tutti gli stati membri dell'Unione europea, dovrebbero in realtà già aver applicato le garanzie relative all'uso finale.

Per Amnesty International, è fondamentale che l'embargo riguardi non solo armi e materiali usati negli attacchi aerei (come velivoli militari, missili e bombe) ma anche quelli usati negli attacchi da terra dagli huthi e dai loro alleati così come dai gruppi armati e dalle milizie che sostengono la coalizione guidata dall'Arabia Saudita, tra cui i razzi Grad (tipicamente imprecisi), i mortai, le piccole armi, le armi leggere e i veicoli corazzati.

Possibili crimini di guerra commessi da entrambe le parti
Da quando, nel marzo 2015, è iniziato il conflitto, Amnesty International ha documentato 30 attacchi aerei compiuti dalla coalizione guidata dall'Arabia Saudita in cinque regioni dello Yemen (Sana'a, Sa'da, Hajjah, Ta'iz e Lahj) che paiono aver violato il diritto internazionale umanitario e che hanno causato 366 morti (oltre la metà dei quali donne e bambini) e 272 feriti tra la popolazione civile. Tali attacchi hanno colpito anche ospedali, scuole, mercati e moschee e potrebbero dunque costituire crimini di guerra.

Amnesty International ha anche indagato su 30 attacchi indiscriminati o sconsiderati da parte degli huthi e delle forze leali all'ex presidente Saleh nelle città meridionali di Aden e Ta'iz, che hanno causato 68 morti e 99 feriti tra la popolazione civile, in buona parte donne e bambini. Armi imprecise vengono usate quotidianamente per colpire centri abitati, col conseguente tributo di vittime civili e nel profondo disprezzo per le loro vite. Questi attacchi indiscriminati violano le leggi di guerra.

Amnesty International ha infine documentato come la coalizione guidata dall'Arabia Saudita abbia fatto ricorso ad almeno quattro tipi di bombe a grappolo (bandite a livello internazionale), tra cui modelli prodotti negli Usa e in Brasile, in almeno cinque attacchi in tre regioni dello Yemen. L'ultimo attacco documentato risale al 6 gennaio, quando a Sana'a un ragazzo di 16 anni è stato ucciso e altri sei civili sono rimasti feriti. Le bombe a grappolo sono munizioni indiscriminate che mettono a rischio per molto tempo la vita dei civili. Il loro uso è proibito.

"I combattimenti nello Yemen hanno prodotto un catalogo di orrori per la popolazione civile. Le parti in conflitto sono le prime da condannare per le flagranti violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani e per non aver preso misure adeguate per proteggere i civili e i loro diritti umani" - ha affermato Wood.

"Ma la comunità internazionale ha avuto a sua volta un ruolo importante, continuando a fornire armi per miliardi di dollari alla coalizione a guida saudita, nonostante fosse più che evidente il rischio che sarebbero state usate per compiere gravi violazioni dei diritti umani" - ha sottolineato Wood.
"La cessazione dei trasferimenti di armi a tutte le parti in conflitto nello Yemen dev'essere accompagnata dall'avvio di un'indagine internazionale che possa occuparsi in modo indipendente e credibile delle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani commesse da tutti coloro che prendono parte al conflitto" - ha concluso Wood.
                                         
Roma, 29 febbraio 2016





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domenica 28 febbraio 2016

AS Roma: la squadra inizia a girare, ora tocca alla dirigenza (ne ho per tutti)


Dopo Rudy Garcia, e sempre mannaggia a chi l'ha voluto confermare pure dopo la partita contro lo Spezia, finita dopo 120' e recuperi vari ai rigori, senza manco un tiro contro gli avversari...



Dicevo dopo Garcia, il prossimo cui auguro di andare a trovare successo altrove è l'avvocato Mauro Baldissoni, ossia il Direttore Generale della Roma, la carica più importante e la persona preposta per relazionarsi direttamente con James Pallotta, proprietario e presidente della AS Roma, che però non presiede perché vive dall'altra parte del mondo e non ha previsto una figura al riguardo. 


Ma questa è un'altra storia. 

Il giorno in cui la Maggica entrasse nei desideri di un oligarca russo, un milionario dell'Est asiatico, o uno sceicco arabo, o qualche altro facoltoso con uno mucchio di soldi da buttare, ecco allora potremmo sperare che pure Pallotta levi le tende.



Ma torniamo all'avvocato, il nostro DG. 

Dicevo, Baldissoni è il secondo che spero se ne vada al più presto a fare qualcosa che magari sa fare meglio rispetto quello che fa ora. 


Il supponente avvocato, che ad ogni stagione contende con Marotta la corona di  mister Simpatia, ogni volta che apre bocca riesce a dire qualcosa di sbagliato, anche quando sta zitto. 


In un processo, in tribunale, non vorrei mai stare nei panni dello sventurato che lo scelga come mio difensore. 

E se, per assurdo, in una causa si potesse scegliere l'avvocato della contro parte, ecco io prenderei l'avv. Baldissoni.




Dopo Garcia e dopo Baldissoni, il terzo che saluterei è Walter Sabatini, il nostro Direttore Sportivo e di fatto plenipotenziario di Trigoria.
 

Devo ammettere che sul nostro Walterone qualche dubbio, in positivo, ce l'ho. 


Per esempio la campagna acquisti l'ha centrata in pieno. 

E devo ammettere che su ElSha non ci avrei mai scommesso (ora però speriamo che il suo non sia solo un exploit iniziale), Perotti e Zucanovic, che giocano da noi da diverso tempo io non li avevo notati (e infatti io faccio il tifoso che manco gioca al fantacalcio). Quindi molto bene. 


Ma sono rimasto molto perplesso da molte altre operazioni come gli acquisti in stock, col Catania, Cagliari, Genoa...


Con i sardi un'estenuante trattativa, una specie di riacquisto di Radja e, buttati "in caciara", un 3x1, anche Astori e Ibarbo, quest'ultimo noto più per le sue qualità amatorie che il talento calcistico.


Come con i sardi le operazioni in stock con il Catania (come dimenticare il mitico Spolli che indossò la maglia giallorossa per la partita finale del campionato e riuscì immediatamente ad entrare nel memoriale dei romanisti che hanno causato rigori in modi imbecilli. 


Sempre dal Catania quest'anno abbiamo il povero Gymberg, che nella stessa partita si è sfracassato la testa e poi pure rotto un piede. 

E per questo noi romanisti non lo scorderemo mai. Auguri Norbert, speriamo che tu non sia una "pippa ar sugo", ma un affidabile gregario quando ti rimetterai.


Per non parlare dei flop clamorosi, in primis  Iturbe e Dumbia. E l'errore, più il tempo passa, sarà nel non essere riusciti a darli via.



Infine gli acquisti di giovani promesse come Paredes, Sanabria e Ucan

I primi due dati in prestito quest'anno stanno trovando spazio e facendo bene. 
Ma Ucan? Sono anni che da noi non lo utilizzano manco per portare l'acqua. 

Se non è una pippa dovrebbe avere qualche possibilità, altrimenti il giocatore si deprezza e deprime soltanto.


Si dice che il nostro DS a fine campionato andrà via. Forse è meglio così. 
Ma se restasse dovrebbe agire di concerto con Spalletti, tutti gli acquisti e vendite dovrebbero essere concordati.



Infine sarebbe auspicabile che sopra a tutti e sempre presente a Trigoria come sugli spali degli stadi ci  fosse un'autorevole figura, esperta di calcio e calcio italiano, preposta a raccordare tutte le attività dell'AS Roma



C'è già? Ah sì c'è pure lui. La contro figura di John Travolta: Italo Zanzi, il nostro Chief Executive Officer, una specie di Amministratore Delegato. 

E mi sa che lui è un delegato delegante. 
Sono diversi anni che ci si domanda che cosa faccia il nostro Italone nella Roma. 

Raffaella Carrà vuole inserire questa domanda nel suo prossimo varietà al posto del barattolone pieno di fagioli. E Zanzi sarebbe avvantaggiato dalla sua pronuncia dell'italiano come solo Don Lurio, Dan Peterson ed Heather Parisi sanno fare.



Comunqe Zanzi a me sta simpatico,  se non fosse che guadagna centinaia di migliaia di euro, per me potrebbe restare. 

A fare che? E che ne so io?  

Se va via non potremo mai scoprirlo. 

Io punto molto su di lui come mio modello di successo e attendo che pubblichi il bestseller "come guadagnare un mucchio di soldi senza fare un cazzo".



AP

sabato 27 febbraio 2016

Accordo UE-Regno Unito: vantaggio da ambo le parti con permanenza UE

I leader dei principali quattro gruppi politici del Parlamento europeo hanno accolto l'accordo tra UE e Regno Unito come un'offerta al popolo britannico per rimanere nell'UE, pur sottolineando, alcuni, che si tratta di un voto "dentro o fuori", e non di una nuova fase dei negoziati.

 

Durante il dibattito in Plenaria sulle conclusioni del recente vertice UE, alla presenza del Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e del Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, molti deputati del Regno Unito hanno espresso opinioni a favore e contro l'appartenenza all'UE.

 

I deputati anche hanno discusso delle risposte dei Paesi UE alla crisi dei rifugiati, chiedendo con urgenza ai governi nazionali di agire in modo coordinato e trovare una soluzione durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo con il governo turco prevista per marzo.

 

È possibile vedere le registrazioni video dei singoli interventi:

 

Donald TUSK, Presidente del Consiglio europeo

 

Jean-Claude JUNCKER, Presidente della Commissione europea

 

Manfred WEBER (PPE, DE)

 

Gianni PITTELLA (S&D, IT)

 

Ashley FOX (ECR, UK)

 

Guy VERHOFSTADT (ALDE, BE)

 

Gabriele ZIMMER (GUE/NGL, DE)

 

Rebecca HARMS (Greens/EFA, DE)

 

Nigel FARAGE (EFDD, UK)

 

Marine LE PEN (ENF, FR)

 

 

Procedura: dichiarazioni di Consiglio e Commissioneesto




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venerdì 26 febbraio 2016

Azerbaigian: in visita in Italia Dinara Yunus, figlia di due tra i più noti dissidenti

Venerdì 26 febbraio a Roma, presso la sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana (corso Vittorio Emanuele II 349, dalle 17 alle 19), si svolgerà l'incontro "Azerbaigian: la repressione invisibile", con la testimonianza di Dinara Yunus, foglia di due dei più famosi dissidenti del paese, Leyla e Arif Yunus, entrambi scarcerati per motivi di salute.


All'incontro prenderanno anche parte Giuseppe Giulietti (presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana), Elena Gerebizza (Energy campaigner dell'associazione Re: Common), Simone Zoppellaro (giornalista dell'Osservatorio Balcani e Caucaso) e Riccardo Noury (portavoce di Amnesty International Italia).


Altri incontri saranno promossi da Amnesty International in occasione della visita di Dinara Yunus in Italia: il 24 febbraio a Milano, il 25 a Firenze, il 29 a Palermo.


Amnesty International da tempo è preoccupata per il mancato rispetto delle autorità azere del loro obbligo internazionale di proteggere i diritti di libertà di espressione, associazione e riunione. Le voci di dissenso nel paese sono spesso oggetto di accuse penali inventate, aggressioni fisiche, molestie, ricatti e altre rappresaglie da parte delle autorità e dei gruppi ad esse associati. Le forze dell'ordine utilizzano regolarmente ed impunemente la tortura e altri maltrattamenti contro gli attivisti della società civile detenuti.


Amnesty International riconosce in Azerbaigian almeno 18 persone come "prigionieri di coscienza", in carcere solo per aver pacificamente esercitato i loro diritti alla libertà di espressione.


                                                                            


Per ulteriori informazioni:

Appello Azerbaigian: difensori dei diritti umani in pericolo  
http://www.amnesty.it/azerbaigian-difensori-diritti-umani-pericolo

Rapporto "I Giochi della repressione. Le voci che non sentirete ai primi Giochi europei"
http://www.amnesty.it/Azerbaigian-vigilia-Giochi-europei-repressione-contro-media-e-organizzazioni-non-governative

Rapporto "Colpevoli di aver difeso i diritti umani: difensori e attivisti in carcere"
http://www.amnesty.it/Azerbaigian-Giochi-europei-in-un-clima-di-continua-e-vasta-repressione

Rapporto "Behind bars: silencing dissent in Azerbaigian"
https://www.amnesty.org/en/documents/EUR55/004/2014/en/




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zanox al terzo posto della classifica Great Place to Work Italia 2016

zanox è tra le migliori aziende in cui lavorare in Italia

Il network leader nel performance marketing è risultato 3° nella classifica dei Best Workplaces 2016 annunciata ieri sera da Great Place to Work® Italia

Milano, 26 febbraio 2016 – Per la 16° edizione Great Place to Work® Italia, istituto globale di ricerca, consulenza e formazione, ha annunciato la classifica dei Best Workplaces Italia 2016, dedicata alle aziende che offrono i migliori ambienti di lavoro ai propri dipendenti. Le ambite posizioni sono state ufficialmente rivelate durante la serata di premiazione che si è tenuta ieri sera, giovedì 25 febbraio, presso le Officine del Volo a Milano.

A salire sul podio dei Best Workplaces 2016 Italia, nella categoria di aziende italiane "small", con numero di dipendenti inferiore a 50, è zanox, il network leader in Europa nel performance marketing, che al suo primo anno di partecipazione si aggiudica il terzo gradino del ranking.

zanox Italia fa parte del Gruppo zanox, che ha il suo quartier generale a Berlino e comprende anche le società Affiliate Window ed eprofessional; opera in Italia dal 2005, con sede a Milano, come azienda pioniera nel mercato europeo del performance marketing con l'obiettivo di fornire risultati tangibili e misurabili ai propri clienti. 

In un'epoca in cui lo scopo del mercato dell'advertising online era la sola vendita degli spazi pubblicitari, zanox ha portato in Italia una vera e propria rivoluzione e un mindset del tutto nuovo, spostando il focus dai canali di comunicazione alle performance e quindi ai risultati.

L'azienda, alle sue origini, si fondava su un organico di quattro persone, oggi il team italiano è composto da 30 professionisti del digital marketing, giovani appassionati di performance e dotati del giusto mix di conoscenza, esperienza e tecnologia, che supportano oltre 300 clienti a vendere in maniera efficace i propri prodotti e servizi su Internet.

Apertura, creatività e innovazione: queste sono le caratteristiche non solo dell'azienda, ma anche dei suoi dipendenti, il cui numero, in questi primi mesi del 2016, è cresciuto del 17% rispetto allo scorso anno

Quella di zanox è una squadra entusiasta e motivata e composta prevalentemente da giovani, il 74% ha meno di 34 anni.

"Essere uno dei Best Workplace italiani ci riempie di gioia e di orgoglio. zanox Italia è prima di tutto un business fatto di persone in cui ciò che conta è il benessere dei lavoratori e la qualità, non solo del servizio che diamo ai nostri clienti, ma soprattutto della vita e dell'ambiente di lavoro che offriamo ai dipendenti. Per noi l'ufficio deve essere come la cucina di casa: sufficientemente informale in modo da far sentire tutti a proprio agio e creare le migliori condizioni per esprimere al meglio il proprio talento, ma allo stesso tempo stimolante e focalizzato sull'obiettivo. Il nostro impegno ad arricchire le capacità professionali delle persone che lavorano in zanox, il riconoscimento del merito e le opportunità di mobilità internazionale sono alcuni degli elementi da sempre apprezzati e riconosciuti dalle persone che lavorano nel team, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Il mio messaggio vuole essere infine un ringraziamento a tutti i ragazzi di zanox Italia e la promessa di un impegno costante da parte del management a rendere il posto di lavoro sempre migliore" commenta Sheyla Biasini, Country Manager di zanox Italia.

Come ogni anno, la classifica dei migliori ambienti di lavoro viene stilata in base ai risultati che emergono da due questionari: il primo, che ha un peso più rilevante nel punteggio finale, è compilato dai dipendenti e valuta il livello di fiducia reciproca verso il management aziendale, l'orgoglio per il proprio lavoro e la qualità del rapporto con i colleghi. 

Il secondo invece è rivolto all'azienda stessa e riguarda l'analisi delle politiche aziendali di gestione delle risorse umane. Quest'anno, per la prima vola, le aziende sono state suddivise in tre categorie: Large (numero di collaboratori superiore a 500), Medium (tra 50 e 100), Small (tra 20 e 49).


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